Ex Cinema Corso
Riqualificazione e rifunzionalizzazione
dell’ex Cinema Corso a Vicenza
La riqualificazione del vecchio Cinema Corso segna, per la Fondazione Giuseppe Roi, un passaggio decisivo: trasformare un luogo simbolico della città di Vicenza in un centro dedicato alla produzione e alla sperimentazione dell’arte contemporanea. L’intento è quello di restituire alla comunità uno spazio capace di accogliere nuove forme di creatività, mantenendo un legame profondo con l’eredità architettonica dell’edificio e immaginando un ambiente aperto e flessibile che favorisca processi, incontri, contaminazioni: un incubatore culturale in cui produzione, ricerca e formazione possano convivere e alimentarsi reciprocamente, realizzando un nodo attivo all’interno della rete urbana e istituzionale vicentina, capace di dialogare con le realtà culturali esistenti.
Il nostro progetto di riqualificazione non si configura quindi come una semplice rifunzionalizzazione, ma come un gesto di apertura: un dispositivo architettonico pensato per adattarsi nel tempo, accogliere nuove pratiche artistiche e offrire alla città un luogo di relazione, sperimentazione e crescita condivisa. L’impostazione distributivo-spaziale genera infatti un sistema aperto, predisposto a molteplici sviluppi delle destinazioni funzionali. Gli spazi dedicati alla Produzione Culturale (co-working creativo, caffetteria, laboratorio di arte digitale, workshop e uffici), distribuiti nei vari livelli della parte anteriore, mantengono una relazione diretta – visiva e di prossimità – con il grande Laboratorio di Sperimentazione Contemporanea, senza perdere autonomia distributiva, consentendo molteplici interazioni dei loro usi e delle relazioni e dei flussi che li connettono reciprocamente.
Articolazione volumetrica e blocchi funzionali
La mixité funzionale, la grande sala come un’officina e il rapporto con la città, sono gli obiettivi strategici del progetto. Essi convergono nella costruzione di uno spazio che interpreta il cambiamento come risorsa e struttura la propria identità attraverso l’interazione.
La mixité, intesa come integrazione di usi, linguaggi e funzioni, è il tema su cui si incardina il progetto. Nel nuovo Incubatore culturale di Arte Contemporanea il limite tra “quinte” e “dietro le quinte” rimane volutamente instabile, favorendo un ambiente fluido in cui attività, discipline e ruoli si intrecciano. La struttura funziona come una Factory contemporanea, in cui l’articolazione spaziale genera permeabilità e connessioni inattese.
La grande sala del Laboratorio di Sperimentazione è concepita come un’“arca”, un ampio ventre accogliente, l’interno di una larga carena che sia un set o un’officina, senza gerarchie predeterminate e sempre riconfigurabile al suo interno, anche per conferenze o workshop. Vengono recuperati e valorizzati i caratteri spaziali dell’involucro murario originale, in particolare la notevole altezza e l’ampia concavità della pseudo-abside.
Su questi si innestano formalmente i nuovi principali elementi aerei dello spazio della sala: l’esoscheletro, con le ordinate verticali e il cielo tecnico, e i ballatoi. Sono elementi fondamentali per la composizione di quello spazio, oltre che esserlo anche strutturalmente e funzionalmente. Le ordinate, costituite da profili in ferro a vista, scandiscono la concavità dello spazio, mentre il cielo tecnico collega gli elementi portanti e ospita la cabina regia e una passerella aerea verso la parete di interfaccia con gli spazi per la Produzione Culturale.
I nuovi elementi aerei, generatori dello spazio del Laboratorio di Sperimentazione:
1) ballatoi; 2) esoscheletro; 3) cielo tecnico; 4) calpestio della sala principale; 5) tribune telescopiche a scomparsa; 6) piattaforme mobili.
I ballatoi sospesi all’esoscheletro, che possono assumere dal punto di vista funzionale ruoli molto diversi (supporto operativo per gli allestimenti, connessioni distributive, percorsi espositivi, palchi affacciati sulla scena, etc.), consentono di abitare il guscio murario a diverse altezze, e contemporaneamente ne mutano la percezione attraverso l’ordine orizzontale dei ponti sovrapposti. Rendendola esplicita, questi elementi fanno della complessa articolazione di flussi e usi un concreto fattore compositivo.
La sala-officina va intesa come “opera aperta”, come campo di possibilità in continua evoluzione. L’esoscheletro con il cielo tecnico, i ballatoi e, a terra, le piattaforme mobili e le tribune telescopiche, con le loro possibilità combinatorie, offrono non soltanto molteplici modalità d’uso e di fruizione, ma consentono assetti spaziali sempre diversi. Lo spazio può essere libero e piano, oppure articolato in altezza, suddiviso, multidirezionale o orientato verso la pseudo-abside o verso il diaframma vetrato degli spazi per la Produzione Culturale. Ne deriva una libertà d’uso massima, adatta a ogni forma di manifestazione, ricerca artistica o tecnologia, anche a quelle che non possiamo ancora immaginare.
Il rapporto con la città è un ulteriore elemento strategico: l’Incubatore si inserisce nella rete culturale circostante – Biblioteca Civica Bertoliana, Palladio Museum, Liceo Pigafetta, Palazzo Thiene, etc. – e diventa un snodo capace di recuperare nuove permeabilità tra interno ed esterno, facendo in modo che queste permeabilità generino l’occasione di un coinvolgimento dello spazio urbano. Lo slargo sulla stradella del Garofolino è da questo punto di vista, e in rapporto con l’uscita dalla pseudo-abside, particolarmente interessante, poiché apre nuove possibilità di espressione e di fruizione, potendo immaginare occasioni nelle quali quello spazio urbano, raccolto come fosse esso stesso una sala a cielo aperto, diventa parte integrante del Laboratorio di Sperimentazione Contemporanea.
Per questo motivo la quota interna della sala è stata impostata in continuità con la quota dello spazio esterno in quel punto. Questo consente di immaginare azioni, performance, iniziative che possano vedere coinvolti insieme lo spazio della sala e lo spazio urbano esterno. L’espressione artistica contamina la città. Ma perché questa ipotesi di fruizione sia architettonicamente coerente è necessario che quel fronte, pur volumetricamente così interessante, perda il suo attuale carattere di “retro”. L’occasione è fornita dalla necessità di dotare l’edificio di adeguate vie di fuga per la prevenzione incendi. Sul grande tamburo semicircolare della pseudo-abside viene quindi giustapposta una schermatura metallica semitrasparente che contiene la scala esterna delle vie di fuga e diviene un nuovo segnale urbano: una scenografia per lo spazio aperto, riconoscibile, supporto per insegne e allestimenti temporanei. Non più un retro ma, viceversa, un nuovo fronte. Anche la terrazza, grazie alla ricostruzione del solaio che ristabilisce una quota di calpestio unica, diventa un luogo privilegiato destinato a eventi e incontri pubblici, offrendo una nuova relazione percettiva con il contesto urbano.
La facilità di riconfigurazione degli spazi si basa su tecnologie consolidate, affidabili e diffuse: carroponte leggero ancorato al cielo tecnico per movimentare pannelli o componenti degli allestimenti, tribune telescopiche retrattili, piattaforme idrauliche a pantografo per la variazione della quota del pavimento. L’installazione di queste ultime è resa possibile dal fatto che l’intero piano interrato è dedicato a funzioni tecniche, ospita locali di supporto, un deposito con accesso indipendente e la centrale impianti, liberando l’esterno da apparati meccanici.
I materiali della sala, coerenti con il suo carattere di officina, sono resistenti all’usura e facilmente sostituibili, in particolare per quanto riguarda il pavimento. L’agilità nelle operazioni di riconfigurazione spaziale costituisce anche un fattore di sostenibilità economica nella gestione, non soltanto rispetto alle specifiche attività del Centro, ma soprattutto perché può rendere molto più semplice la temporanea utilizzazione degli spazi da parte di terzi, con un importante rientro economico per il gestore.
Concorso in due fasi per la redazione del PFTE
★ prima fase di concorso
Committente: Fondazione Roi
Localizzazione: Vicenza
Dati dimensionali:
superficie utile 950 m²
volume netto 7.200 m³
Importo lavori: 2.110.000 €
Cronologia: 2024
Progettazione generale: Salvatore Peluso, Roberta Milia, Roberto Lallai, Maddalena Mameli
Consulenti: Stefano Mariotti (impianti), Giorgio Cofano e Mauro Porcu (strutture)
